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 Si terra’ il prossimo sabato 19 giugno, a Cornedo Vicentino (VI) la commemorazione di Remo Zarantonello, ultimo organaro di Cornedo Vicentino. Le manifestazioni, promosse dai figli e dal M° Bepi De Marzi, prevedono un Convegno organistico dal titolo “C’è ancora spazio per l’organo nella liturgia?” (Nuova Sala Parrocchiale, ore 15.00), un concerto de “I Polifonici Veneti” alle ore 17.30, la S. Messa alle ore 19.30 e, presso la Casa Natale dell’organaro, la dedica seguita da un saluto conviviale. Di seguito un breve profilo di Remo Zarantonello.
Remo nacque a Cornedo il 14 gennaio del 1912 da Teresa Libondi e dal costruttore d’organi Beniamino Zarantonello. Ragazzo timido e dotato di particolare sensibilità musicale, a tredici anni divenne l’organista del paese – incarico che ricoprì per tutta la vita. Dal padre apprese i segreti dell’organaro e un mestiere che fece suo. Ultimo di cinque figli, finirà per restare il custode dell’arte paterna avviata dal nonno Bartolomeo. L’11 aprile del 1941, il padre Beniamino morì. Erano gli anni della guerra e Remo si trovò da solo a gestire un’attività ormai rara: l’unica nella provincia di Vicenza. La prospettiva lo entusiasmava e lo preoccupava non poco. Le abilità riconosciutegli, però, superarono presto i confini della provincia e della regione e lo spinsero a costruire centoventicinque nuovi strumenti e a restaurarne moltissimi altri. Il 13 maggio del 1944 Remo sposò Concetta Montagna, una ragazza dal carattere forte e incoraggiante. Quella che ci voleva per un uomo mite come lui, dissero i parenti. Dalla loro unione nacquero otto figli: sette femmine e un maschio. Nel frattempo la tecnica organaria si evolveva. L’organo da pneumatico divenne elettrico, dunque Remo -sempre attento al nuovo- si recò in Germania per apprendere tecniche più moderne. Erano anni di fervide attività: casa Zarantonello un andirivieni di sacerdoti e musicisti, un rincorrersi di progetti e collaudi. A cinquantasei anni Remo venne colto da infarto. Si rimise presto, ma divenne fragile e sempre più preoccupato di non riuscire più a sostenere il peso della bottega. Le figlie erano impegnate nello studio e il figlio ancora troppo giovane per sobbarcarsi una tale eredità. Remo morì il 15 giugno 1970. Della sua arte parlano gli organi custoditi nelle chiese sparse in tutta Italia e gli armonium portati dai missionari in tutto il mondo. Grazie alla sua attività Cornedo è menzionato per la tradizione organaria di strumenti musicali nel “Grande Dizionario Enciclopedico” UTET. Il suo laboratorio è stato culla per molti operai che sono diventati artigiani apprezzati nell’arte del legno e che si sono presi cura della manutenzione dei suoi organi. Quello di Cornedo, fabbricato da Beniamino per la vecchia chiesa parrocchiale nel 1912, venne riadattato da Remo alla chiesa attuale con il proponimento di ampliarlo in un secondo momento. Ma il desiderio che alla comunità di Cornedo restasse uno strumento esemplare dell’arte organaria restò tale. Nel mese di giugno, anniversario dei quarant’anni dalla scomparsa, lo ricorderemo con una giornata a lui dedicata, per raccontare l’arte organaria, parlare di musica e della sua grande umanità. |